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A occhi chiusi e orecchie tese di Naima Di Cicco

Il poeta non possiede le parole, ne è preda. E più che delle parole è preda del sentire che in quelle parole vive e canta, urla o sussurra. La poesia porta dunque fragilità perché ci rende vulnerabili: più sensibili, più esposti, più permeabili al mondo. Può fare irruzione dentro di noi nei momenti più insoliti e meno opportuni: mentre stiamo entrando nella doccia o prepariamo il pranzo; quando stiamo per addormentarci o mentre abbiamo commissioni urgenti da compiere. (Dall’introduzione dell’autrice)